Parole nel Secchio

Attinte dal fondo degli animi


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come appena creato

E’ all’Indietro che appartengo
a ciò che veste senza colori
al pensiero dedicato
alla scarna scelta da amare
a stupori folgoranti
alle case focolare scaldate col fiato
alle strade senza ostacoli
alle rotonde pietre scelte con gran cura
all’assenza di differenza
perché la differenza è lontana

Tutt’attorno 
nell’indietro
è come appena creato
l’unico disturbo è mettere
i puntini sulle i

mmp – ‘come appena creato’

 

 

 

 

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Foto Experiment 27, 1907, by Clarence H. White and Alfred Stieglitz


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questo è un castigo, sì!

 Le parole, come tutte le cose, còlte nella loro finitudine.
Qui iniziano, qui finiscono
per quanto in alto si sollevino –
        io lo so, e questo è il mio castigo,
e non amo mai nulla così tanto
da imprimere in me un marchio
        e calarmi di colpo nella beatitudine.

 

Charles Wright da “Diario della notte”

 

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Foto André Kertész


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lezioni d’autostima

La poiana non ha nulla da rimproverarsi.
Gli scrupoli sono estranei alla pantera nera.
I piranha non dubitano della bontà delle proprie azioni.

Il serpente a sonagli si accetta senza riserve.

Uno sciacallo autocritico non esiste.
La locusta, l’alligatore, la trichina e il tafano
vivono come vivono e ne sono contenti.

Il cuore dell’orca pesa cento chili,
ma sotto un altro aspetto è leggero.

Non c’è nulla di più animale
della coscienza pulita,
sul terzo pianeta del sistema solare.

Wislawa Szymborska – “Lode della cattiva considerazione di sé”

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Immagine Kevin Eslinger


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un fuoco nel pagliaio

A volte,
basta un sasso sentito alla persiana.
L’amico mio chiamava così.
A volte un cane
segnale che qualcuno s’è alzato presto
ancora, e ha fatto cigolare il cancello dietro casa.
A volte sono solo le tue ciabatte nuove
l’unica cosa, ora, che indossi
a dirmi vivo; felice non sia il sangue dei vinti
quel che sento
pulsare e attraversarmi le tempie come un ago
un fuoco nel pagliaio, un treno contro il vento.
A volte è il gocciolare sopra le foglie secche
o il labbro di un compianto che schiocca sul bicchiere.

Mio padre ci metteva il boccone della staffa
quello che raccoglieva dal piatto ultime grida.

A volte è il pesca/noce che s’apre
o la cerniera, del tuo tubino tanto invidiato;
la manciata, di nei che s’attorcigliano al freddo.
A volte carta.
Giocata per far briscola, o soltanto per partire.
A volte è solamente il discorso che fai a notte
il tuo parlare senza dialetto
mentre sogni.
E chiedi aiuto come non fossi lì vicino.

Massimo Botturi -“Percentuale di distorsione trascurabile”

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Dipinto Lilliana Comes “Pia che sogna”


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più facile

E più facile appoggiare l’orecchio alle nuvole
e udire passare le stelle
che attaccarlo alla terra e raggiungere il rumore dei tuoi passi.

Ed è più facile, anche, affacciare lo sguardo sull’oceano
e assistere, là sul fondo, alla nascita muta delle forme,
che desiderare che tu appaia, creando con il tuo semplice gesto
il segno di una eterna speranza.

Non mi interessano più le stelle, né le forme del mare,
né tu.
Ho srotolato dall’interno del tempo la mia canzone:
non ho invidia delle cicale: anch’io morirò per il cantare.

 

Cecília Meireles

 

 

Musica Freddy mercury & monserrat caballé

 

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Artista Omar Galliani