Parole nel Secchio

Attinte dal fondo degli animi


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io faccio “buh”

Ombre sul muro
Rumori lungo il corridoio
La vita non mi spaventa per niente
Cani infuriati che latrano
Enormi fantasmi in una nuvola
La vita non mi spaventa per niente

La vecchia cattiva Mamma Oca
I leoni in liberta’
Non mi spaventano per niente
Draghi che sputano fiamme
Sul mio copriletto
Non mi spaventano per niente

Io faccio “buh”
Dico “pussa via”
Mi diverto
A vederli correre
Non piangerò
Così voleranno via
Mi basta sorridere
Per farli impazzire
La vita non mi spaventa per niente

Ragazzi violenti che fanno a botte
Tutta sola di notte
La vita non mi spaventa per niente
Pantere nel parco
Estranei al buio
No, non mi spaventano per niente

Quella nuova classe dove
Tutti i ragazzi mi tirano i capelli
(Ragazzine smorfiose
Dai capelli ricci)
Non mi spaventano affatto

Non mostratemi rane e serpenti
Aspettandovi che io urli
Se mi spavento
Lo faccio solo nei miei sogni

Ho un incantesimo
Nascosto nella manica,
Posso camminare sul fondo del mare
Senza bisogno di respirare

La vita non mi spaventa per niente
Per niente
Per niente
La vita non mi spaventa per niente

 

Maya Angelou

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foto Roberto Kusterle


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il digiuno dell’angelo

Nel mio vagare, rimbalzando
nel vuoto che non mi trova,
dove c’è tutto, e tutti, tranne me
incontro il mio angelo, 
lui dorme la noia dell’infinità.

Vestito di dimenticanza
alza lenta la testa e capisco l’inedia
Devo, lesta, di umana gioia alimentarlo
e sprimacciare le sue ali
di terreno e confinato stupore.

mmp – angeli a digiuno

 

 

musica Jeff Buckley – Calling you

 

 

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foto Robert & Shana ParkeHarrison

 


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ascoltano

Il poeta legge le poesie ai non vedenti.
Non pensava fosse così difficile.
Gli trema la voce. 
Gli tremano le mani.

Sente che ogni frase
è qui messa alla prova dell’oscurità.
Dovrà cavarsela da sola,
senza luci e colori.

Un’avventura rischiosa
per le stelle dei suoi versi,
e l’aurora, l’arcobaleno, le nuvole, i neon, la luna,
per il pesce finora così argenteo sotto il pelo dell’acqua,
e per lo sparviero, così alto e silenzioso nel cielo.

Legge – perché ormai è troppo tardi per non farlo-
del ragazzo con la giubba gialla in un prato verde,
dei tetti rossi, che puoi contare, nella valle,
dei numeri mobili sulle maglie dei giocatori
e della sconosciuta nuda sulla porta schiusa.

Vorrebbe tacere – benché sia impossibile-
di tutti quei santi sulla volta della cattedrale,
di quel gesto d’addio al finestrino del treno,
di quella lente del microscopio e del guizzo di luce dell’anello
e degli schermi e degli specchi e dell’album dei ritratti.

Ma grande è la cortesia dei non vedenti, 
grande la comprensione e la generosità.
Ascoltano, sorridono e applaudono.

Uno di loro persino si avvicina
con il libro aperto alla rovescia,
chiedendo un autografo che non vedrà.

Wislawa Szymborska

musica Madrugada – Sirens

 

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Foto Yamamoto Masao


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architetture

Architettura fedele del mondo,
realtà, più completa del sogno.
L’astrazione muore in un secondo:
basta soltanto uno sguardo corrucciato.

Le cose. Ossia la vita.
Tutto l’universo è presenza.
L’ombra incollata all’oggetto 
forse trasforma la sua essenza?

Liberate il mondo – questa è la chiave –
dai fantasmi del pensiero.
Che l’occhio attrezzi la sua nave
per una nuova scoperta.

Jorge Carrera Andrade 

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Dipinto Sergio Cerchi


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voci logore

Quello che non c’è nei diari
e neppure nei libri: in realtà
com’è trascorso il tempo.

Un ingranaggio che scatta nella testa. Una voce nell’orecchio
che conta con te. Uno due tre quattro cinque sei sette.
Oltre le cifre e l’ascolto di quella voce
e molte altre, la vita è trascorsa e l’erba
è cresciuta, senza che noi l’udissimo.

Quando si è logorata la voce. Da quanto
non si accorda con i puri canti di un tempo.

Non fare storie – 
E io non ne ho fatte.
Sto disimparando a fare storie.

Christa Wolf

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dipinto He Duoling


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lasciateli dormire

Quelli che non sentono questo Amore
trascinarli come un fiume,
quelli che non bevono l’alba
come una tazza di acqua sorgiva
o non fanno provvista di tramonto,
quelli che non vogliono cambiare

lasciateli dormire.

Jalal Al Din Rumi

musica Flunk – Blue monday

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foto Edouard Boubat “Mon petit-fils rémi écoutant la mer”, Août 1955


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massimo che guarda, fa poesia

Il tizio che m’ha aggiunto quell’osso per il cane
fa poesia.
Mio figlio che si alza sul tram e cede il posto.
La donna incinta che lo rifiuta, il conducente
che frena così dolce che s’aprono le rose.
L’amica mia rumena davanti al Bar, le sette.
Ciabatte in gomma anche se piove, fa poesia.
Non tende mai la mano, ma denti ben torniti
sorride a chi giornata la fa dentro un ufficio
un magazzino o un supermercato.
Fa poesia, la vecchia il mezzo litro di latte nella sporta
il lumino per la foto, là in camera, di giorno
ch’è sveglio quasi sempre a buon ora suo marito.
È dal ’77 ch’è sveglio, lei non muore.
La donna che ci vende le uova fa poesia
la bici come un carro da traino
il suo foulard; le mani come pezzi di legno in acqua santa.
E fa poesia la madre col figlio nudo addosso
il caldo sta mangiando la sua pazienza, e il bello
d’un seno vagabondo ed eretto.
Fa poesia, quel che non fa rumore e fanfara
un corpo solo, un fiore che da carne diventa nostalgia.

Massimo Botturi – “Antologia minima”

musica wim mertens – often a bird

 

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Foto Paris: mai 1968, ‘Plutot la Vie’.
© Edouard BOUBAT / TOP-RAPHO