Parole nel Secchio

Attinte dal fondo degli animi


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petrified

Ecco è questo
che butto nella mischia
un cuore ferito
un polso mal collegato con il resto
vorrei riposare in un basso
in un alto rilievo
l’occhio una quieta mandorla di marmo
non muovere un dito.

 

Bartolo Cattafi “È questo”

 

musica bjork All is full of love 

kensuke yamamoto, 1949

kansuke yamamoto, 1949


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monologo per cassandra

Parole nel Secchio

Sono io, Cassandra.
E questa è la mia città sotto le ceneri.
E questi i miei nastri e la verga di profeta.
E questa è la mia testa piena di dubbi.

È vero, sto trionfando.
I miei giusti presagi hanno acceso il cielo.
Solamente i profeti inascoltati
godono di simili viste.
Solo quelli partiti con il piede sbagliato,
e tutto poté compiersi tanto in fretta
come se non fossero mai esistiti.

Ora lo rammento con chiarezza:
la gente vedendomi si interrompeva a metà.
Le risate morivano.
Le mani si scioglievano.
I bambini correvano dalle madri.
Non conoscevo neppure i loro effimeri nomi.
E quella canzoncina sulla foglia verde –
nessuno la finiva in mia presenza.

Li amavo.
Ma amavo dall’alto.
Da sopra la vita.
Dal futuro. Dove è sempre vuoto
e da dove nulla è più facile del vedere la morte.
Mi dispiace che la mia voce fosse dura.
Guardatevi…

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non dimenticanze

Lunedì, un ago
Aspetta il filo per cucire.

Martedì, una bocca
Sorride alla rugiada.

Mercoledì, è la tua mano
la promessa luminosa.

Ma i tuoi seni, giovedì
Un giorno solo hanno per vivere.

Venerdì, non una parola:
Si aspetta l’avvenire.

Sabato è un miracolo
Vestito di pigrizia.

Domenica, le tue carezze
dimenticano di invecchiare. 

Edmond Jabès, “Canzone dei giorni di pace”, trad. Marco D. Conti, da Chansons pour le repas de l’ogre, in Le Seuil Le sable (1943-1988) Gallimard, 1999.

 

musica Hindi Zahra – don’t forget

alvin booth

                                                  alvin booth


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assente giustificato

Però non me lo spiego
questo cielo così lontano
assente distaccato ti sfiora
e non lo senti o non ti sfiora? Non so.

Non me lo spiego questo suo giocare con le nubi
parlarci si parleranno no?
in una lingua tutta loro o non ne avranno bisogno
forse 
così compenetrati stratificati intersecati
fino a perdere confini dettaglio 
non trascurabile, direi.

Proprio non me lo spiego questo mio desiderio
d’appartenergli e possederlo sempre così
umanamente

inappagato – inappagabile. Disgraziato.

 

 

Lucia Piombo (Poetella)

 

musica Erik Satie – 6 gnosiennes

masao yamamoto

                                                                    masao yamamoto

 


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la vertigine di un momento

Ho veduto solo una volta
un sole così insanguinato.
E poi mai più.
Scendeva funesto sull’orizzonte
e sembrava
che qualcuno avesse sfondato la porta dell’inferno.
Ho domandato alla specola
e ora so il perché.

L’inferno lo conosciamo, è dappertutto
e cammina su due gambe.
Ma il paradiso?
Può darsi che il paradiso non sia null’altro
che un sorriso
atteso per lungo tempo,
e labbra
che bisbigliano il nostro nome.
E poi quel breve vertiginoso momento
quando ci è concesso di dimenticare velocemente
quell’inferno.

Jaroslav Seifert

jamie haiden

                                                               jamie haiden