Parole nel Secchio

Attinte dal fondo degli animi


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cosmo deforme

Scusate il vuoto….

Parole nel Secchio

Sul piccolo globo esseri umani
dormono si alzano, lavorano
talvolta desiderano avere dei compagni su Marte

I marziani sul loro piccolo globo
non so cosa fanno
(forse dormicchiano, si alzicchiano, lavoricchiano?) 
Talvolta desiderano avere dei compagni sulla Terra.
Questo è assolutamente sicuro.

Gravitazione universale vuol dire
forza d’attrazione della reciproca solitudine

Il cosmo è deformato
quindi tutti desiderano cercarsi.

L’universo si espande sempre di più
perciò tutti sono incerti.

Alla solitudine di due miliardi di anni luce
Inconsciamente ho fatto uno starnuto.

Shuntaro Tanikawa

 

musica Smashing Pumpkins – Space Oddity

Immagine
foto costume a spirale, 1920 ca. (dal web)

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***

L’afflusso potente delle tue lacrime
l’hai trasformato nel tuo maturo contemplare,
e stavi per convertire così
ogni tuo umore in una forte esistenza
che cresce e circola, in equilibrio e alla cieca.
Rainer Maria Rilke da ‘Requiem per un’amica

musica Leonard Cohen – Hey, that’s no way to say goodbye

Maurice Tabard. L’Arbre qui marche, 1949

Maurice Tabard. L’Arbre qui marche, 1949


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Ho chiuso gli occhi, sembrava un istante,
in un sonno che non è neppure bastato a riposare le gambe,
così breve da non dar tempo al vortice dei miei pensieri diurni di quietarsi, di adagiarsi.
Così lieve che a fatica lo distinguo dalla veglia.
Ma non ho alcun ricordo, se non del tepore del primo sole di stagione che scaldava le parole che uscivano dalla tua bocca.
Non ho nessuna idea del tempo trascorso, non c’è traccia di te qui attorno. Un’eco lontana della tua voce che non basta a capire dove sei, o a disegnarti il volto.
E guardandomi attorno mi arrendo al tempo trascorso,
qui, dove le scarpe fanno rumore quando cammini.
Qui, dove l’aria che entra della finestra è fastidiosa,
dove le lame quando tagliano fanno male.
Qui dove tu manchi da tanto tempo.

mmp

musica ludovico einaudi – le onde

tifenn python

tifenn python


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lapalissiano

Signori, vi piaccia udire
l’aria del famoso La Palisse,
Potrebbe farvi gioire
se essa vi divertisse.

La Palisse ebbe pochi beni
per sostener la sua nascenza,
Ma non gli mancò nulla
finché visse nell’abbondanza.

Viaggiava volentieri,
scorrazzando per tutto il reame,
Quando stava a Poitiers,
non stava certo a Vendôme!

Si divertiva in battello
e, sia in pace che in guerra,
Andava sempre per acqua
se non viaggiava via terra.

Beveva ogni mattina
vino spillato dalla botte,
Per mangiare dai vicini
vi si recava di persona.

Voleva per mangiar bene
vivande squisite e assai tenere,
E faceva il martedì grasso
sempre la vigilia delle Ceneri

Brillava come un sole,
coi suoi capelli biondi.
Non avrebbe avuto pari
se fosse stato solo al mondo.

Ebbe molti talenti,
ma si è certi di una cosa:
Quando scriveva in versi,
non scriveva mai in prosa.

Fu, per la verità,
un ballerino scadente,
Ma non avrebbe cantato male,
se fosse stato silente.

Si racconta che mai
sia riuscito a risolversi
A caricar le pistole
se non aveva le polveri.

Morto è il signor de la Palisse,
morto davanti a Pavia,
Un quarto d’ora prima di morire,
era in vita tuttavia.

Fu per una triste sorte
ferito da mano crudele,
Si crede, poiché ne è morto,
che la ferita fosse mortale.

Rimpianto dai suoi soldati,
morì degno d’invidia,
E il giorno del suo trapasso
fu l’ultimo della sua vita.

Morì di venerdì,
l’ultimo giorno della sua età,
Se fosse morto il sabato,
avrebbe vissuto più in là.

Bernard de la Monnoye – la chanson de La Palisse

Sarolta Bán

Sarolta Bán


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un’uscita

– e ora qualche passo
da parete a parete,
su per questi gradini
o giù per quelli,
e poi un po’ a sinistra,
se non a destra,
dal muro in fondo al muro
fino alla settima soglia,
da ovunque, verso ovunque
fino al crocevia
dove convergono
per poi disperdersi
le tue speranze, errori, dolori,
sforzi, propositi e nuove speranze.

Una via dopo l’altra,
ma senza ritorno.
Accessibile soltanto
ciò che sta davanti a te,
e laggiù a mo’ di conforto,
curva dopo curva,
e stupore su stupore,
e veduta su veduta
Puoi decidere
dove essere o non essere,
saltare, svoltare
pur di non lasciarsi sfuggire.
Quindi di qui o di qua
magri per di lì,
per istinto, intuizione,
per ragione, di sbieco,
alla cieca,
per scorciatoie intricate.
Attraverso infilate di file
di corridoi, di portoni,
in fretta, perché nel tempo
hai poco tempo
da luogo a luogo,
fino a molti ancora aperti,
dove c’è buio ed incertezza
ma insieme chiarore, incanto
dove c’è gioia, benché il dolore
sia pressoché lì accanto
e altrove, qua e là,
in un altro luogo e ovunque
felicità nell’infelicità
come parentesi dentro parentesi,
e così sia,
e d’improvviso un dirupo
un dirupo, ma un ponticello
un ponticello, ma traballante,
traballante, ma c’è solo quello,
perché un altro non c’è.
Deve pur esserci un’ uscita,
è più che certo.
Ma tu non la cerchi,
è lei che ti cerca,
e lei fin dall’ inizio
che ti insegue
e il labirinto
altro non è
se non la tua, finché è possibile,
la tua, finché è tua
fuga, fuga –


Wislawa Szymborska “Labirinto”