Parole nel Secchio

Attinte dal fondo degli animi


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acqua.

Scricchiola la prateria.
Dalle sue crepe la terra reclama
l’acquazzone. Un affanno riarso spacca
l’aria. Brama l’orizzonte
murato dalla sete. Uno sbuffo picchia sulla testa
del fumante erbaio. Crepita il seminato.

Gli dei se ne stanno
ben oltre le preghiere.
(Qualcuno
scriva
dica
canti)

Sulla gola riarsa
l’acqua si riversi
percorra il fiume del sogno
la cavità sabbiosa dell’insonnia
e dissecchi* la spugna del silenzio.

Sfoci la corrente di segni e suoni
nel delta finale delle domande.
Un solo alveo per due sbocchi:

quello dell’onda che forse risponde
quello della roccia che senz’altro tace.

All’alba rumor d’acqua trabocchi dalla crepa.

Jorge Arbeleche ‘a secco’

traduzione di Alessio Brandolini e Martha Canfield

*ndr avrei tradotto con ‘impregni’

musica Mazzy Star – five string serenade

mario giacomelli

mario giacomelli


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e poi plana

Parole nel Secchio

Sento il tuo disordine
e lo comparo al mio. C’è
somiglianza. C’è lo stesso slabbro
di ferite identiche. C’è tutta la voglia
di un passo largo in una terra
sgombra che non troviamo.
Sento il tuo respiro schiacciato
lo sento somigliante
ti sento piano morire
come me che non controllo
l’accensione del sangue.

Anch’io cerco una libertà che mi 
sbandieri, una falcata
perfetta, uno stacco d’uccello
dal suo ramo, quando si butta
improvviso e poi plana.

Mariangela Gualtieri da Senza polvere senza peso

 

musica Thievery Corporation – One

 

Image

disegno Marco Mazzoni “The smoker”

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giorno perfetto

1
Scrivo per non morire.

2
Guardo il mondo, ogni anno, con maggior dolcezza, per non morire.

3
Un megafono come microscopio per non morire.

4
Fare l’amore in una cripta fosse anche una sola volta, per non morire.

5
Il senso delle proporzioni per non morire.

6
Distruggere tutte le pubbliche illuminazioni, per amare in pace, sotto una giusta luce, e per non morire.

7
Chiedo «Che ora è?» e fuggo senza attendere la risposta per non morire.

8
Evacuare sistematicamente i ricordi, affezionarsi al presente fino all’impossibile, non respirare più, non vivere più per non morire.

9
Ci si sveglia tutti i giorni ad ogni istante per non morire.

10
Tra l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande, un sarcofago fatto apposta per non morire.

11
Il 28 novembre 1996, scrivo in bella calligrafia molto lentamente questa frase per non morire.

12
Mi butto in acqua poi grido: «Un uomo in mare!» per non morire.

13
Si lavora non per soldi, non per la gloria, ma per non morire.

14
Sedersi sulla riva di uno stagno, sotto i pioppi, con la propria attrezzatura da pesca e non muoversi più, non pescare più, per non morire.

15
Ogni frase contiene il poco di energia necessaria per non morire.

16
Nessun pendolo al muro, gli orologi a cucù smantellati, i campanili abbattuti per non morire.

17
Indagare, ad ogni istante, la questione del caos per non morire.

18
Accumulare, addizionare, impilare. Liste di oggetti, liste di parole, liste di libri. Chilometri di scritti per non morire.

19
Stilografica piantata negli occhi per non morire.

20
Dimenticare, dimenticare ancora, non smettere mai di dimenticare per non morire.

21
Guardiani notturni addormentati per non morire.

22
Cucire tutta una vita un lenzuolo di luce, di spazio e di tempo, per non morire.

23
Viviamo in equilibrio, appesi all’albero di una nave inabissata, per non morire.

24
Poesia: un ciondolo per non morire.

25
Aspettiamo la morte molto sicuri e convinti, fanfaroni, beffardi per non morire.

26
Parlo da solo, seduto al presente, per non morire.

27
Tessere, nell’arco degli anni, un prodigioso mantello di solitudine per non morire.

28
Un piede sempre nella metafisica per non morire.

29
Seduto sul ciglio del mondo, con tutti gli altri, i vivi, i morti, i non ancora nati, per non morire.

30
Camminerò volentieri sulle mani per non morire.

31
Bambini tutto un pomeriggio giocano chiassosi attorno ad una altalena per non morire.

32
Ci si rilegge nel 2007, nel 2070, nel 2700, e fino ai bordi d’un sole trasformato in gigantessa rossa per non morire.

33
Gli dei accesi per non morire.

34
Ci si innamora ogni cento metri, dall’infanzia in poi, per non morire.

35
Si ama i propri bambini più di qualunque altra cosa al mondo mentre in fondo una piccola voce mormora cigolando che è per non morire.

36
Siamo morti e guardiamo ancora: cinque tori bianchi, molto giovani e molto folli, si battono su un prato per non morire.

37
Migliaia di storie benigne per non morire.

38
Spiamo la morte in tutti gli angoli della vita per non morire.

39
Il silenzio contiene tutti gli ingredienti per non morire.

40
Le madri vegliano sui loro bambini per non morire.

41
Vedere tutto, o non vedere nulla, e non vedere a metà per non morire.

42
Torno a casa, mi chiudo a doppia mandata, m’infilo sotto una coperta, le costole mi opprimono, vomito da tutti i pori, inghiotto la mia lingua, sputo gli occhi, faccio «tutto» per non morire.

43
Fotografia in bianco e nero di un uomo addormentato, colori al di dentro per non morire.

44
Tentare di capire quando non vi è nulla da capire e non cercare di capire quando bisognerebbe capire per non morire.

45
Il tempo gioca con l’invisibile per non morire.

46
Scrivo che smetto di scrivere e continuo a scrivere per non morire.

47
Una fermata di autobus. Sono in piedi, immobile. Aspetto l’autobus per non morire.

48
Vediamo, del disordine inaudito, soltanto un ordine relativo per non morire.

49
Scopiamo tutto il pomeriggio in piena luce, in un silenzio soffocato per non morire.

50
Immaginiamo la folla dei discendenti, la folla degli avi, ci chiudiamo gli occhi da soli fino al punto di strangolamento per non morire.

51
Un bel funerale per non morire.

52
Coltivare un giardino di errori per non morire.

53
Applaudire in silenzio per non morire.

54
Siamo morti e morti parliamo ancora per non morire.

55
Un saltamartino cade da una mensola, urtato da un gatto, ma è per non morire.

56
Uscire la notte con la principessa delle mille e una notte per non morire.

57
La parola «amare» cucita con fili sottilissimi nella fodera per non morire

58
Componiamo dei mazzolini di piccole morti molto sicure per non morire.

59
Trecento sessantacinquesima serata di “spiedino-party” per non morire.

60
Siamo morti, una volta per tutte un mattino del futuro, non voltandoci, per non morire.

61
Nascere cinquantamila volte al giorno ed economizzarsi tutti i giorni per non morire.

62
I musei stracolmi d’oggetti per non morire.

63
Tre volte il giro di un monastero per non morire.

64
Il vuoto, in quanto contiene ogni cosa e il suo contrario, è perfetto per non morire.

65
Uccidere, distruggere, strappare… Intelligente, atemporale, indifendibile, interminabile, internato… Per non morire.

66
Gridare per gridare e gridare ancora e rompersi la gola per non morire.

67
Ci si abitua già dall’infanzia alla luce per non morire.

68
Scopiamo come rane, mattina e sera, in un chiasso infernale, per non morire.

69
Ogni cosa che cade cade per non morire.

70
Scrivere di notte, in una poltrona di fronte alla finestra: tremiladuecentocinquantadue finestre illuminate per non morire.

71
Leggere ad alta voce e senza prendere il fiato come se ci fosse in ciò un’uscita o magari una chiave o magari una soluzione o magari un ostacolo da superare per non morire.

72
Uscire tutte le notti e non rileggersi per non morire.

73
Fottiamo tutte le madri, da secoli, senza riflettere, come dei porci, dei tiranni, per non morire.

74
Una logica frantumata per non morire.

75
Suoniamo con l’effimero come con uno strumento musicale

76
Scavo, piuttosto, il problema del mio sguardo nel caos per non morire.

77
Capire per capire per capire per capire e alla fine capire di non capirci niente per non morire.

78
Matto ma non troppo per non morire.

79
Più sono innamorato e più taccio e più taccio più sono innamorato per non morire.

80
Buttare frutti canditi in un acquario per non morire.

81
Di mattina, quando piove, bisogna disperare della specie umana per non morire?

82
Lavorare per diventare l’uomo più smemorato del mondo per non morire.

83
Scrivere alla fine del ’96 con l’idea di rileggersi nel 2007 e rileggersi tutti i giorni per non morire.

84
Correre più veloce della poesia per non morire.

85
Destinare al silenzio la massa specifica di una stella a neutroni per non morire.

86
Il 28 novembre 1996, scrivevo in bella calligrafia questa frase molto lentamente per non morire.

87
La bellezza frantumata ovunque per non morire.

88
Il mondo visto dalle quinte per non morire.

89
Spendiamo un’energia colossale per mantenerci a 37° e per non morire.

90
Il bambino che rifiuta di lasciarsi fotografare ignora ancora che si batte per non morire.

91
Una declinazione dell’insieme di tutte le strade possibili per non morire.

92
Collezioniamo i francobolli, le monetine, le carte telefoniche, i gingilli, i ricordi, gli aneddoti, i momenti teneri, le incertezze, i balbettamenti, le invasioni delle cavallette africane per non morire.

93
Una bottiglia (vuota) in mare per non morire.

94
Una via dalla parte della meccanica quantistica per non morire.

95
Dormienti da svegli per non morire.

96
Buttare i soldi dalle finestre per non morire, poi scendere per la strada molto rapidamente per recuperare i propri soldi e per non morire.

97
Parliamo piano sul foglio con la mano che si muove e pochissimi neuroni attivi. Un consumo di energia minimale. Scrivere è l’attività più economica per non morire.

98
Ci pettiniamo ogni mattina per non morire.

99
Siamo qui al presente piantati come querce, con appena la parola per non morire.

100
Oggi è un giorno perfetto per non morire.

Patrick Dubost ‘PER NON MORIRE’ (Traduzione di Viviane Ciampi)

Alcune proposte
scritte fine 1996
per essere lette nel 2007

musica Asaf Avidan – gold shadow

angel albarran & anna cabrera

angel albarran & anna cabrera

 


4 commenti

***

solo un pugno di minuti di vita ci ha incrociati,
ero paralizzata dalla tua grandezza
e hai chiesto il mio nome e mi hai sorriso
e mi hai sciolto l’ansia col sussurro della tua voce
ti ho servito da bere (frugo nei ricordi),
di nuovo un sorriso
e, un po’ malinconico, m’hai regalato un tuo momento triste
senza cantarlo, senza chitarra, con un braccio posato sul bancone, così:
da essere umano ad essere umano.
e mi sono sentita grande anch’io che grande non ero.
grazie Pino!

m.

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