Parole nel Secchio

Attinte dal fondo degli animi


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…e poi le stelle

mi è caduta una stella sulla pancia…

(cit. mio figlio) 

 

Nell’apparire come di cristallo
intermittenza di perseidi _si veglia
custodi delle impronte luminose
nel desiderio che ci sia gentile
il mondo.
In procinto di andare
quale respiro e suono del divino
sperare che si cada come stelle
noi faville
che dentro un corpo opaco
traversiamo la notte
sogni d’eternità bagagli a mano
_l’ignoto dentro e fuori_
ed il pensiero
prova provata d’esistenza ma
d’infiniti ritorni
ridotti all’essenziale
svegliarci all’improvviso
in una scintillanza d’universo

cristina bove

musica cocteau twins – lazy calm

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masao yamamoto

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not wise enough to give what we are

Padre irraggiungibile, quando all’inizio fummo
esiliati dal cielo, creasti
una replica, un luogo in un certo senso
diverso dal cielo, essendo
pensato per dare una lezione: altrimenti
uguale… la bellezza da entrambe le parti, bellezza
senza alternativa… Solo che
non sapevamo quale fosse la lezione. Lasciati soli,
ci esaurimmo a vicenda. Seguirono
anni di oscurità; facemmo a turno
a lavorare il giardino, le prime lacrime
ci riempivano gli occhi quando la terra
si appannò di petali, qui
rosso scuro, là color carne…
Non pensavamo mai a te
che stavamo imparando a venerare.
Sapevamo solo che non era natura umana amare
solo ciò che restituisce amore.

Louise Glück – mattutino

(trad. M. Bacigalupo)

musica Lamb – wise enough

photo Edward Steichen


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ultimo quarto

​Ho fasi, come la luna

fasi per stare nascosta,

fasi per scendere in strada…

Perdizione della mia vita!

Perdizione della vita mia!

Ho fasi per essere tua,

e altre per stare da sola.

Fasi che vanno e vengono,

nel calendario segreto

che un astrologo arbitrario

ha inventato per me.

E svolge la malinconia

il suo interminabile fuso!

Non mi trovo con nessuno

(ho molte fasi come la luna…)

Se un giorno qualcuno può essere mio

non è il mio giorno di essere sua…

E, quando arriva quel giorno,

un altro è sparito…


Cecilia Meireles


Musica yann tiersen & liz fraser- kala



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decido io quanti

Una cara amica racconta:
– Quanti anni hai? –

  • Ne ho trentanove. –
    No, aspetta. Cioè, sì, è corretto. Ma non solo.

Perché dovrei averne solo trentanove?

Sì trentanove, ma oggi – per esempio – me ne sento sedici, come la prima volta che qualcuno ha fatto una playlist per me. E solo ora capisco cosa significasse, negli anni ’90 una playlist.

Ne ho trentasette, li ho, li sento ancora che sfrigolano, come quando davanti allo specchio mi sono resa conto che il corpo cambia e mi va bene, mi piace e lo accetto. Perché perdermi tutte le età che li hanno preceduti per fossilizzarmi in questa? Se ho avuto vent’anni una volta, perché non dovrei averli ancora? Sono lì li ho vissuti, sono da qualche parte non possono essere andati lontano. Non posso avere un’età che non ho ancora vissuto, ma quelle che ho passato sono mie di diritto, me le sono sudate; perciò ho anche vent’anni. Li ho, me li sento pieni di quell’energia fatta di incoscienza.

Ne ho dieci, sì ho dieci anni, oggi, come quando passavo le estati a bruciarmi i piedi nudi sull’asfalto mentre tutti riposavano, in quei pomeriggi dove i contorni si predevano per il calore e la luce era così violenta da far lacrimare gli occhi.

Ieri ne avevo trentuno. Domani, chissà, avrò quindici anni e mi sentirò come la prima volta che lessi Virginia Woolf e iniziai a capire che Donna non è Casa, Cucina, Dolore nascosto.

Non sono il traguardo, non sono la fine di un percorso. Sono fiume che scorre e tutto ciò che passa o è passato è ancora qui che ribolle e ciò che sono oggi è il risultato di ciò che sono stata ieri.

Perciò quanti anni ho?

Ho ventun’anni e il dolore di lasciare la mia Terra ben scolpito sulla schiena come un tatuaggio che si irrita ogni volta che sento la parola nave.

Ho un anno, sì uno. E guardo il mondo con innocenza.

Ho tredici anni e odio i bulletti della scuola.

Ne ho quasi quaranta e nascondo i primi capelli argentati intimorita.

Ne ho la metà di quanti ne vorrei avere un giorno.

Ne ho ventisei, dodici, quattro, trentotto.

Sono un’adolescente che lotta col suo corpo.

Un’adulta che lo rispetta.

Sono la figlia di me stessa, che si cura da sola, si protegge.

Sono tutte le età che sono stata. Tutte senza distinzione alcuna. 

Ogni tormento, ogni scoperta, ogni sussulto del cuore.

E non passa.

Non invecchio.

La pelle, le rughe, le ossa, forse.

Ma dentro, nel profondo, convinvono giorni, anni, decenni e si ingarbugliano, si mescolano, creando di volta in volta combinazioni nuove e inaspettate.

  • Quanti anni hai? –

  • Non lo so, non lo so più. Non me lo chiedere, non ci crederesti. Non ti importa veramente; se non per dirmi una frase di circostanza. Non li dimostro? 

No, non li dimostro. Non li mostro, non li metto in vetrina. Li tengo stretti, li cullo e li osservo e mi aspetto da loro tanto. 

Che, ancora, uno per uno mi si presentino come pulcini affamati a richiedere attenzioni. –
Quanti anni dimostro? Se mi dirai cento mi renderai felice. 

Voglio camminare per il mondo sentendomi addosso tutte le età che ho vissuto, non un minuto in meno, ancora e ancora finché qualcuno o qualcosa deciderà che ne ho avuti abbastanza e allora, solo allora smetterò di guardare l’universo, sentendomi appagata e grata per ogni granello di tempo passato. 

Sono la custode dei miei anni e quando voglio ne tiro fuori uno e lo indosso, per non dimenticare mai chi sono, chi sono stata, chi sarò.

G. D. Jana 

musica Nina Simone – my way


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avanti a zigzag

la vita è breve...avanziamo zigzagando
cit.

E leggi che durare possono
le cose che non hanno vita,
e tu muori,

e questi versi, che altri un giorno
leggeranno, durano più di te,
e tu non duri,
e li hai fatti

e in queste stanze
dove tante ore hai
dormito, altri
ci dormiranno: e così poco
è la vita,

che un verso, un muro, un letto
sono più lunghi di te,

erano prima, e sono dopo
di te.

 

Giancarlo Pontiggia

 

musica Mazzy Star – cry, cry

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alex kanevsky