Parole nel Secchio

Attinte dal fondo degli animi


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till the end of the world

Sorriderti forse è morire,
porgere la parola
a quella terra leggera
alla conchiglia in rumore
al cielo della sera,
a ogni cosa che è sola
e s’ama col proprio cuore.
Alfonso Gatto

 

musica Nick Cave – (I’ll Love You) Till the End of the World

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edouard boubat Mon petit-fils rémi écoutant la mer, Août 1955

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puri di cuore: avanti!

Col tuo passo sicuro e tranquillo
penetri per i neri corridoi
fino alla cella dove sono rinchiusa,
ed esclami gioioso: «Dov’è l’oscurità
di cui tanto piangevi? Sei tutta illuminata».

Tu non sai che la luce che vedi
è quella che tu irraggi, essendo puro di cuore
e quando la tua visita è finita
essa ti segue, io resto
di nuovo spenta!

Margherita Guidacci

 

musica Thievery Corporation – the temple of I & I (2017)

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pier toffoletti


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is like licking honey off a knife

Oggi il cielo mi ha chiusa in una scatola

sotto i piedi strati di passato

sulla testa trasparenze

nubi dense

ed io

io

parte

di un cosmo

noto più all’anima

che a scienza esatta

la coscienza addormentata

schiaffeggiata da una voluta di nebbia

fantasma quest’io che ad ogni bellezza

diviene più anima

e ad ogni giorno che vive

un po’ meno corpo

se è questo involucro che deve capire:

sono un film senza un finale

mmp

‘chiusa’

musica Thievery Corporation – reggae & dub selection

arya-chandra-12

arya chandra


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una volta, forse, ho volato

M’infilo sotto le coperte
mi sistemo l’entusiasmo,
abbottono la stanchezza al riposo
e aspetto.

Nella smania della partenza
mai che mi riesca di sentirmi
trasportare (una volta forse ho volato)
Arrivo e basta.

Il sentiero passa tra alberi
che io stessa ho seminato in filari;
passeggio tra le strade di città
di cui (chissà quando) sono stata architetto.

Sono madre di ogni volto
che incrocio camminando;
il vuoto sulla mia testa
ha il volume delle mie paure.

Ancora troppo spesso però
il ritorno è caduta libera
al contrario del falco
io però non so controllarla.

Il brusìo del mondo altrui o
il corpo che mi reclama:
lezioni di volo sempre
interrotte a mezz’aria.

mmp – ‘Del sognare’

musica massive attack – splitting the atom

SONY DSC

WHO ARE THESE ANGELS XII by N Paluszak


a ognuno il suo posto di vento

Non basta farsi piuma, capello, quadrifoglio.

E’ necessario un IO un po’ sconvolto
un turpiloquio, tra fegato e esperienza di vita
e poi l’odore, rimasto sulle dita del quasi amore
un fregio, la crosta di una vecchia ferita
tutto il pianto, che da bambino hai fatto da solo
la paura, che vivere a fatica costante sia peggiore
del semplice morire di netto.
No, non bastano la gioia e le carezze dei figlioli
la neve e l’usignolo che va cercando il grano.
Non bastano le gambe tornite dell’amica
desiderarle e mordere l’aria, o un po’ di spago
intorno alla valigia degli ultimi. Non basta
memoria della bocca e degli occhi verdi.
In cima, bisogna essere santi senza vedere Dio
né religione alcuna che scrivere, ed amare
tutti i pioppeti visti da giovane
i cortili, le piccole vetrate dove cuciva Elvira
i gatti con il muso di sbornia, e poi le scale
perennemente all’ombra e nettate con le grida
di bimbi e lavandaie in ritiro.
E poi giacigli, fatti di paglia e frasche piegate
terra all’unghie, e il cuore più pulito dei salici
giù al fosso, quando la primavera li lava
e mette fretta, a tutti quegli apostoli dodici d’amore.
Bisogna avere un posto di vento per ognuno
un bacio pronto a fare giustizia, l’apertura
magnifica e maestosa dell’aquila in planata.
Bisogna conciliarsi alla schiena dell’amata

aprirle delle porte per farla andare altrove
se proprio non ne può fare a meno e ti saluta
col frutto silenzioso del suo appassire
e basta.

massimo botturi – manuale di leggerezza

musica: Shigeru Umebayashi -In the Mood for Love – 

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mirjam appelhof