Parole nel Secchio

Attinte dal fondo degli animi


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oh, wake me not

Non t’appoggiare al vento.
Lascia le parole e il suono
di vuoto che contengono.
Un nome, un solo nome basta
a mentire. Un colore,
Un aroma.

Giorgio Caproni da Poesie disperse postume

musica Sivert Høyem – Sleepwalking Man

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anna agoston

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unconsciousness

To One denied the drink
To tell what Water is
Would be acuter, would it not
Than letting Him surmise?
To lead Him to the Well
And let Him hear it drip
Remind Him, would it not, somewhat
Of His condemned lip?


A Chi è negato il bere
Dire cos’è l’Acqua
Non sarebbe più acuto, forse
Che lasciarlo fantasticare?
Condurlo al Pozzo
E lasciargliene udire il gocciolio
Non gli rammenterebbe, forse, piuttosto
Il Suo labbro condannato?

Emily Dickinson J490

musica: Hope Sandoval and The Warm Invention – Salt of the Sea

Flor Garduño

flor garduno


a ognuno il suo posto di vento

Non basta farsi piuma, capello, quadrifoglio.

E’ necessario un IO un po’ sconvolto
un turpiloquio, tra fegato e esperienza di vita
e poi l’odore, rimasto sulle dita del quasi amore
un fregio, la crosta di una vecchia ferita
tutto il pianto, che da bambino hai fatto da solo
la paura, che vivere a fatica costante sia peggiore
del semplice morire di netto.
No, non bastano la gioia e le carezze dei figlioli
la neve e l’usignolo che va cercando il grano.
Non bastano le gambe tornite dell’amica
desiderarle e mordere l’aria, o un po’ di spago
intorno alla valigia degli ultimi. Non basta
memoria della bocca e degli occhi verdi.
In cima, bisogna essere santi senza vedere Dio
né religione alcuna che scrivere, ed amare
tutti i pioppeti visti da giovane
i cortili, le piccole vetrate dove cuciva Elvira
i gatti con il muso di sbornia, e poi le scale
perennemente all’ombra e nettate con le grida
di bimbi e lavandaie in ritiro.
E poi giacigli, fatti di paglia e frasche piegate
terra all’unghie, e il cuore più pulito dei salici
giù al fosso, quando la primavera li lava
e mette fretta, a tutti quegli apostoli dodici d’amore.
Bisogna avere un posto di vento per ognuno
un bacio pronto a fare giustizia, l’apertura
magnifica e maestosa dell’aquila in planata.
Bisogna conciliarsi alla schiena dell’amata

aprirle delle porte per farla andare altrove
se proprio non ne può fare a meno e ti saluta
col frutto silenzioso del suo appassire
e basta.

massimo botturi – manuale di leggerezza

musica: Shigeru Umebayashi -In the Mood for Love – 

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mirjam appelhof


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disordine di fondo

Bello, bello, bello mondo, bello ridere di
mondo in luce mattutina in
colorazione di mondo con stagioni e
popolazione e animali. Bello mondo
questo ricordo, questo io lo ricordo
bello, molto bello mondo, con cielo
diurno e notturno, con facce che
mi piacevano e musi e zampe e
vegetazione che mi sospirava e mi
sospirava leggera leggera, tirando
via chili e scarponi interiori che mi
infangavano, tirando via ferri da stiro
che mi portavo nel petto, e gran pulitura
di dentro. Bello, questo io lo ricordo
bello.
Io ho avuto soccorso a volte da
una piccola foglia, da un frutto così
ben fatto che dava sollievo a mio
disordine di fondo. Sì sì.

Mariangela Gualtieri

da Fuoco centrale e altre poesie per il teatro 

musica Talvin Singh – butterfly

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mirjam appelhof  – be quiet de wind is telling stories


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attesero

Rubate ciò che vi è stato rubato,
prendetevi finalmente quel che è vostro, gridava,
intirizzito, la giacca gli andava stretta,
i suoi capelli guizzavano sotto le gru
e lui gridava: io sono uno di voi,
cosa state ancora ad aspettare?
Adesso è ora, sfondate le barriere,
gettate la gentaglia a mare,
comprese le valigie, i cani, i lacché,
le donne anch’esse e persino i bambini,
con violenza, coi coltelli, con le nude mani!
E mostrava loro il coltello,
mostrava loro la nuda mano.
Ma quelli della terza classe,
emigranti tutti, stavano lì fermi
nell’oscurità, si toglievano tranquillamente
il berretto e restavano ad ascoltarlo.

Ma quando vi deciderete a prendere vendetta,
se non vi muovete subito?
O forse non siete capaci di vedere del sangue
che non sia quello dei vostri figli e il vostro?
E si graffiava il viso
e si feriva le mani
e mostrava loro il suo sangue.

Ma quelli della terza classe
lo ascoltavano e tacevano.
Non perché non parlasse lituano
non parlava lituano;
non perché fossero ubriachi
le loro antiquate bottiglie,
avvolte in panni grossolani,
erano state da tempo scolate;
non perché avessero fame
avevano anche fame

non era per via di tutto ciò.
Non era così facile da spiegare.
Capivano, certo, quel che diceva,
ma non capivano lui.
Le sue parole non erano le loro.
Erano rosi da paure diverse
dalle sue, e da altre speranze.
Rimasero lì in piedi, pazienti,
con i loro zaini, i loro rosari,
i loro bambini rachitici,
dietro alle barriere, gli fecero largo,
lo ascoltavano, rispettosamente,
e attesero, finché non affondarono.

 

Hans Magnus Enzensberger

musica Felt featuring Liz Fraser – primitive painters

 

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victor schrager


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nessun potere

All’orecchio del mio cuore disse la volta celeste in segreto:
“Apprendi da me una legge del destino:
se io avessi qualche potere sul mio moto circolare,
avrei liberato me stessa da questa vertigine.”

 

Omar Khayyàm – quartina (Rubʿayyāt) n. 261 della traduzione di Francesco Gabrieli

 

musica Tricky – wait for god

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masao yamamoto


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m’abbia il tutto

Lo spazio?
–  Il mio cuore
    Vi muore
    Senza tracce…

In verità, dall’alto delle terrazze,
        Tutto è davvero senza cuore.

La donna?
– Ne esco,
   La morte
   Nell’anima…

In verità, meglio si cade assieme in deliquio
        E meno s’è di accordo.

Il sogno?
– Va bene
   Quando
   Finisce…

In verità, la Vita è troppo breve,
        E lungo il Sogno.

Che fare
Allora
Del corpo
Che gestiamo?

In verità, o anni miei, che fare
        Di questo ricco corpo?

              Questo,
              Quello,
              Di qui,
              Di là…

        In verità, in verità, ecco qua.
E per il resto, m’abbia il Tutto in sua balia.

 

 

Jules Laforgue – “Penultima parola”
(traduzione di Enrico Guaraldo)

musica the white birch – breathe

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yamamoto masao