Parole nel Secchio

Attinte dal fondo degli animi


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disordine di fondo

Bello, bello, bello mondo, bello ridere di
mondo in luce mattutina in
colorazione di mondo con stagioni e
popolazione e animali. Bello mondo
questo ricordo, questo io lo ricordo
bello, molto bello mondo, con cielo
diurno e notturno, con facce che
mi piacevano e musi e zampe e
vegetazione che mi sospirava e mi
sospirava leggera leggera, tirando
via chili e scarponi interiori che mi
infangavano, tirando via ferri da stiro
che mi portavo nel petto, e gran pulitura
di dentro. Bello, questo io lo ricordo
bello.
Io ho avuto soccorso a volte da
una piccola foglia, da un frutto così
ben fatto che dava sollievo a mio
disordine di fondo. Sì sì.

Mariangela Gualtieri

da Fuoco centrale e altre poesie per il teatro 

musica Talvin Singh – butterfly

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mirjam appelhof  – be quiet de wind is telling stories

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attesero

Rubate ciò che vi è stato rubato,
prendetevi finalmente quel che è vostro, gridava,
intirizzito, la giacca gli andava stretta,
i suoi capelli guizzavano sotto le gru
e lui gridava: io sono uno di voi,
cosa state ancora ad aspettare?
Adesso è ora, sfondate le barriere,
gettate la gentaglia a mare,
comprese le valigie, i cani, i lacché,
le donne anch’esse e persino i bambini,
con violenza, coi coltelli, con le nude mani!
E mostrava loro il coltello,
mostrava loro la nuda mano.
Ma quelli della terza classe,
emigranti tutti, stavano lì fermi
nell’oscurità, si toglievano tranquillamente
il berretto e restavano ad ascoltarlo.

Ma quando vi deciderete a prendere vendetta,
se non vi muovete subito?
O forse non siete capaci di vedere del sangue
che non sia quello dei vostri figli e il vostro?
E si graffiava il viso
e si feriva le mani
e mostrava loro il suo sangue.

Ma quelli della terza classe
lo ascoltavano e tacevano.
Non perché non parlasse lituano
non parlava lituano;
non perché fossero ubriachi
le loro antiquate bottiglie,
avvolte in panni grossolani,
erano state da tempo scolate;
non perché avessero fame
avevano anche fame

non era per via di tutto ciò.
Non era così facile da spiegare.
Capivano, certo, quel che diceva,
ma non capivano lui.
Le sue parole non erano le loro.
Erano rosi da paure diverse
dalle sue, e da altre speranze.
Rimasero lì in piedi, pazienti,
con i loro zaini, i loro rosari,
i loro bambini rachitici,
dietro alle barriere, gli fecero largo,
lo ascoltavano, rispettosamente,
e attesero, finché non affondarono.

 

Hans Magnus Enzensberger

musica Felt featuring Liz Fraser – primitive painters

 

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victor schrager


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nessun potere

All’orecchio del mio cuore disse la volta celeste in segreto:
“Apprendi da me una legge del destino:
se io avessi qualche potere sul mio moto circolare,
avrei liberato me stessa da questa vertigine.”

 

Omar Khayyàm – quartina (Rubʿayyāt) n. 261 della traduzione di Francesco Gabrieli

 

musica Tricky – wait for god

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masao yamamoto


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m’abbia il tutto

Lo spazio?
–  Il mio cuore
    Vi muore
    Senza tracce…

In verità, dall’alto delle terrazze,
        Tutto è davvero senza cuore.

La donna?
– Ne esco,
   La morte
   Nell’anima…

In verità, meglio si cade assieme in deliquio
        E meno s’è di accordo.

Il sogno?
– Va bene
   Quando
   Finisce…

In verità, la Vita è troppo breve,
        E lungo il Sogno.

Che fare
Allora
Del corpo
Che gestiamo?

In verità, o anni miei, che fare
        Di questo ricco corpo?

              Questo,
              Quello,
              Di qui,
              Di là…

        In verità, in verità, ecco qua.
E per il resto, m’abbia il Tutto in sua balia.

 

 

Jules Laforgue – “Penultima parola”
(traduzione di Enrico Guaraldo)

musica the white birch – breathe

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yamamoto masao


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not wise enough to give what we are

Padre irraggiungibile, quando all’inizio fummo
esiliati dal cielo, creasti
una replica, un luogo in un certo senso
diverso dal cielo, essendo
pensato per dare una lezione: altrimenti
uguale… la bellezza da entrambe le parti, bellezza
senza alternativa… Solo che
non sapevamo quale fosse la lezione. Lasciati soli,
ci esaurimmo a vicenda. Seguirono
anni di oscurità; facemmo a turno
a lavorare il giardino, le prime lacrime
ci riempivano gli occhi quando la terra
si appannò di petali, qui
rosso scuro, là color carne…
Non pensavamo mai a te
che stavamo imparando a venerare.
Sapevamo solo che non era natura umana amare
solo ciò che restituisce amore.

Louise Glück – mattutino

(trad. M. Bacigalupo)

musica Lamb – wise enough

photo Edward Steichen


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petrified

Ecco è questo
che butto nella mischia
un cuore ferito
un polso mal collegato con il resto
vorrei riposare in un basso
in un alto rilievo
l’occhio una quieta mandorla di marmo
non muovere un dito.

 

Bartolo Cattafi “È questo”

 

musica bjork All is full of love 

kensuke yamamoto, 1949

kansuke yamamoto, 1949


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non dimenticanze

Lunedì, un ago
Aspetta il filo per cucire.

Martedì, una bocca
Sorride alla rugiada.

Mercoledì, è la tua mano
la promessa luminosa.

Ma i tuoi seni, giovedì
Un giorno solo hanno per vivere.

Venerdì, non una parola:
Si aspetta l’avvenire.

Sabato è un miracolo
Vestito di pigrizia.

Domenica, le tue carezze
dimenticano di invecchiare. 

Edmond Jabès, “Canzone dei giorni di pace”, trad. Marco D. Conti, da Chansons pour le repas de l’ogre, in Le Seuil Le sable (1943-1988) Gallimard, 1999.

 

musica Hindi Zahra – don’t forget

alvin booth

                                                  alvin booth