Parole nel Secchio

Attinte dal fondo degli animi


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mi unisco alle rane

Non più teorie: mi unisco al coro delle rane.
Voglio sentirle gracidare stanotte, circondandomi.
Nel loro alfabeto percepisco una sola vocale
e il gorgoglio dello stagno.
Il piano che ci hanno dato suona le medesime note
fin troppo ripetute. Basta.
Forse è un angelo quell’ombra
che s’innalza all’entrata della mia caverna.
Non mi risulta.
Le tenebre di Dio mai lasciano vedere qualcosa chiaramente.
Il tempo può girare intorno,
dipende dalla pioggia, dal vento tra gli alberi.
Non più teorie: abbiamo già ascoltato lo spettro,
zittiamo il Principe Amleto.
Per oggi mi bastano le voci delle rane,
voglio sentirle gracidare stanotte più vicine
lasciando che riempiano i miei sensi
con il loro taoismo solitario
fino a cancellare i misteri del mondo.
Con i loro cori mi abbandono all’estrema grazia.

Eugenio Montejo – le rane

musica philip glass – metamorphosis I

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essam marouf

 


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Là in quell’infinità

​Capo di tutti i capi dell’universo. 

Signor so-tutto, burattinaio intrigante, 

e qualsiasi altra cosa tu sappia fare. 

Avanti, smazza i tuoi zero questa notte. 

Intingi nell’inchiostro code di comete. 

Graffetta la notte con luci di stelle. 


Meglio per te sarebbe leggere nei fondi di caffè, 

o sfogliare l’Almanacco dell’Agricoltore. 

Ma no! Ti piace darti arie, 

e coltivare la tua rinomata serenità 

mentre siedi alla grande scrivania 

con niente di niente nel vassoio 

della corrispondenza in arrivo o in partenza, 

e tutta quell’eternità disseminata intorno. 


non ti fa accapponare la pelle 

sentirli supplicare in ginocchio, 

farfugliando tenere parole come se tu 

fossi una bambola gonfiabile a grandezza naturale? 

Di’ loro di rimettersi in sesto e andare a letto. 

Basta fingerti troppo occupato per notarlo. 


Le tue mani sono vuote e così i tuoi occhi. 

Niente su cui apporre la tua firma, 

anche se tu sapessi quale nome darti, 

o credessi a quelli che continuo a inventare 

mentre per te scarabocchio quest’appunto nel buio. 


Charles Simic ‘al tizio del piano di sopra’

Musica thievery corporation – holographic universe


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Di accortezza

Non gettare il pane che t’avanza;
c’è qualcuno dietro la tua porta,
c’è chi non perde mai la speranza

se non vede la tua faccia torta.
E limpido il chiaro del mattino
che, in silenzio, copre l’alba morta

dorme nei suoi occhi di bambino.

Salvatore Quasimodo

Musica (improbabile) Tuxedomoon – jinx

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Alessandra Maria


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né tantomeno

Non capirsi è terribile
non capirsi e abbracciarsi,
ma benché sembri strano,
è altrettanto terribile
capirsi totalmente.

Ed io, precocemente illuminato,
la tenera tua anima non voglio
mortificare con l’incomprensione,
né con la comprensione uccidere.

Evgenij Aleksandrovic Evtushenko

musica massive attack – suck me up dub

max gasparini

max gasparini


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restare.

È urgente l’amore.
È urgente una barca in mare.

È urgente distruggere certe parole,
odio, solitudine e crudeltà,
alcuni lamenti,
molte spade.

È urgente inventare allegria,
moltiplicare i baci, i raccolti,
è urgente scoprire rose e fiumi
e mattine limpide.

Cade il silenzio sulle spalle e la luce
impura, fino a dolere.
È urgente l’amore, è urgente
Restare.

Eugénio de Andrade – urgentemente

(trad. Mariangela Semprevivo)

musica Nitin Sawhney – everything

Gao Xingjian l'éblouissement. 1998

Gao Xingjian
l’éblouissement. 1998


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verde di mary oliver

Non osare arrampicarti su quell’albero
non provarci, dissero, o verrai spedita
nell’ospedale degli stupidoni, se non nell’altro.
E suppongo, considerando la mia età,
fosse un giusto avvertimento.

Ma l’albero per me è una sorella, lei
vive sola in un cottage verde
lassù in aria e so cosa potrebbe
succedere, batterebbe le sue verdi mani,
scuoterebbe i suoi verdi capelli, lei
mi accoglierebbe. A dire il vero

ho provato a fare la brava ma talvolta
una persona deve proprio evadere e
agire come la selvaggia, molleggiata cosa
che era un tempo. È impossibile non
ricordare il selvaggio e rivolerlo indietro. Così
se un giorno non mi doveste trovare, potreste
guardare dentro quell’albero o – certo
è possibile – sotto di esso.

Mary Oliver* – Green, green is my sister’s house
(*trad. mmp)
musica Wim Mertens – struggle for pleasure
Keith Haring (Am. 1958-1990), The Tree of Monkeys, acrylic, 1984

Keith Haring (Am. 1958-1990), The Tree of Monkeys, acrylic, 1984


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dividersi, uniti

In caso di pericolo, l’oloturia si divide in due:
dà un sé in pasto al mondo,
e con l’altro fugge.

Si scinde in un colpo in rovina e salvezza,
in ammenda e premio, in ciò che è stato e ciò che sarà.

Nel mezzo del suo corpo si apre un abisso
con due sponde subito estranee.

Su una la morte, sull’altra la vita.
Qui la disperazione, là la fiducia.

Se esiste una bilancia, ha piatti immobili.
Se c’è giustizia, eccola.

Morire quanto necessario, senza eccedere.
Rinascere quanto occorre da ciò che si è salvato.

Già, anche noi sappiamo dividerci in due.
Ma solo in corpo e sussurro interrotto.
In corpo e poesia.

Da un lato la gola, il riso dall’altro,
un riso leggero, di già soffocato.

Qui il cuore pesante, là non omnis moriar,
tre piccole parole, soltanto, tre piume di un volo.

L’abisso non ci divide.
L’abisso circonda.

Wislawa Szymborska – Autotomia

musica Felt – The Optimist And The Poet

andré schmucki

andré schmucki