Parole nel Secchio

Attinte dal fondo degli animi


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…e poi le stelle

mi è caduta una stella sulla pancia…

(cit. mio figlio) 

 

Nell’apparire come di cristallo
intermittenza di perseidi _si veglia
custodi delle impronte luminose
nel desiderio che ci sia gentile
il mondo.
In procinto di andare
quale respiro e suono del divino
sperare che si cada come stelle
noi faville
che dentro un corpo opaco
traversiamo la notte
sogni d’eternità bagagli a mano
_l’ignoto dentro e fuori_
ed il pensiero
prova provata d’esistenza ma
d’infiniti ritorni
ridotti all’essenziale
svegliarci all’improvviso
in una scintillanza d’universo

cristina bove

musica cocteau twins – lazy calm

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masao yamamoto


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a saperlo…

Per la strada passava un silenzio

che pareva persona
quasi l’avessi davanti muta
costante come un’ombra
proiettata soltanto un po’ distante
che poteva avere braccia ovviamente taciturne
ma danzanti nel procedere
________ sulle commessure di selci
e avanzi d’aria

lo fermai con le mani a croce
interrogai le parti sagomate di scuro
parallele al cuore
non scuoteva nemmeno la polvere
se avessi
fatto attenzione
avrei dovuto apprendere il suo dire
________ disegno sillabato in nerofumo
contenitore di mestizia

a saperlo, il silenzio
poteva essere tenuto buono
serbato per i giorni di schiamazzo
legato sui gradini di casa
perché stesse di guardia
alla parola

 

Cristina Bove – “fitto da poterlo tagliare”

 

Portishead – Glorybox

Immagine

dipinto Léon Spilliaert


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e voi presenze

Siete tutti qui _vi sento_
mi raccogliete come sono, piccola
con una luce dentro che mi spia
però mi suona anche
e voi presenze
che di bellezza m’avvolgete
e non lo merito:
so che la trasparenza mostra segni
del mio appassito malamore
i punti da discutere son tanti _sono umana_
e ricuso ogni maschera divina
ogni orpello votivo
son sposa di nessuno
solo figlia
fiorita fuori tempo
germoglio d’universo
in moti rivoluzionari, pianeta appena nato
d’una costellazione sconosciuta
e non rivendico posti da prediletta
ovunque mi spargiate
con la vostra sete di me
lo so
oscuramente ma lo so
che sarò finalmente libera
quando m’incatenerete al vostro abbraccio
quando m’accorgerò ch’è già per sempre.

 

 

Cristina Bove – Ed è quasi respiro

 

 

musica Ane Brun – to let myself go

Immagine


Dipinto Pier Toffoletti


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stilla

Questo è quanto posso dire
stando nel mezzo di due mondi
il mio e il loro
con le parole messe in fila _un poco
addolorate_
ché non posso saperlo quel tormento
delle carni bruciate
o quanta acqua salata nei polmoni
prima d’essere morti

ma so della quietudine
che vivo a mio discapito _perché
sto qui nel pianificio
che tutto resetta ed infiocchetta_

provai quel gelo
non ne temetti la scadenza ma l’inizio
ebbi terrore
e ricondussi il corpo alla presenza
il cuore al gioco_Lila lo chiamano gli indù_

però nei tempi prorogati
in cui cambia l’assetto delle sorti
e di quei morti senza nome e senza voci
solo l’adeguamento delle cifre
il mio stupore
è come io possa starmene in salotto
o qui seduta ad una scrivania
a scrivere risibili dolenze

per dire in fondo che?
L’essere viva in quest’inferno non
richiede altro conforto
e la desolazione d’un momento passa
ed io mi accuso
ma con la noncuranza di chi sa
d’essere _almeno momentaneamente_
in salvo

Cristina Bove – “mea culpa”

 

Immagine

 

 

Street art in Germany