Parole nel Secchio

Attinte dal fondo degli animi


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attesero

Rubate ciò che vi è stato rubato,
prendetevi finalmente quel che è vostro, gridava,
intirizzito, la giacca gli andava stretta,
i suoi capelli guizzavano sotto le gru
e lui gridava: io sono uno di voi,
cosa state ancora ad aspettare?
Adesso è ora, sfondate le barriere,
gettate la gentaglia a mare,
comprese le valigie, i cani, i lacché,
le donne anch’esse e persino i bambini,
con violenza, coi coltelli, con le nude mani!
E mostrava loro il coltello,
mostrava loro la nuda mano.
Ma quelli della terza classe,
emigranti tutti, stavano lì fermi
nell’oscurità, si toglievano tranquillamente
il berretto e restavano ad ascoltarlo.

Ma quando vi deciderete a prendere vendetta,
se non vi muovete subito?
O forse non siete capaci di vedere del sangue
che non sia quello dei vostri figli e il vostro?
E si graffiava il viso
e si feriva le mani
e mostrava loro il suo sangue.

Ma quelli della terza classe
lo ascoltavano e tacevano.
Non perché non parlasse lituano
non parlava lituano;
non perché fossero ubriachi
le loro antiquate bottiglie,
avvolte in panni grossolani,
erano state da tempo scolate;
non perché avessero fame
avevano anche fame

non era per via di tutto ciò.
Non era così facile da spiegare.
Capivano, certo, quel che diceva,
ma non capivano lui.
Le sue parole non erano le loro.
Erano rosi da paure diverse
dalle sue, e da altre speranze.
Rimasero lì in piedi, pazienti,
con i loro zaini, i loro rosari,
i loro bambini rachitici,
dietro alle barriere, gli fecero largo,
lo ascoltavano, rispettosamente,
e attesero, finché non affondarono.

 

Hans Magnus Enzensberger

musica Felt featuring Liz Fraser – primitive painters

 

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victor schrager

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lampi di coscienza

Ti trascino
per i varchi della mia incostanza
afferrandoti per il braccio
su cui è tatuato il disappunto
e cerco nel tuo volto i segni del
disagio, con un timore dentro
che scorgo ad ogni lampo di coscienza.

Con incroci di addii
ho progettato il calvario della notte
ed ho bendato gli occhi al pensiero che dorme,
perché non senta il dramma
del risveglio.

Ma al di là di ogni parola c’è un
silenzio, al di là di ogni sguardo
un altro cielo

e tu ridi
camminando sul filo del tuo sogno
e poi cedi, ridendo, ad un pianto improvviso,
mentre dita confuse tra il ritrarsi e il cercare
svelte tornano al braccio
ad impedire il volo.

Umberto Crocetti – la linea d’ombra

musica Craig Armstrong feat. Liz Fraser – this love

montserrat gudiol

montserrat gudiol


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ovunque

Ovunque mi trovo, in qualsiasi posto

su questa terra, nascondo di fronte a tutti la convinzione,

che  n o n   s o n o   d i   q u a.

Come se io fossi mandato ad assorbire il più possibile di

colori, gusti, suoni, profumi e sperimentare

tutto, ciò che è

destino dell’uomo, trasformare ciò che prova

in un registro magico e portarlo là, da dove

sono venuto.

 

 

Czesaw Milosz – “Ovunque”

(trad. Maciej Bielawski)

 

musica Massive Attack feat. Liz Fraser – silent spring

andré kertész, new york 1938

andré kertész, new york 1938

 


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qualcosa manca

Immagine

masao yamamoto

Proprio ho sperato che volasse via,
E non cantasse sempre davanti a casa mia;

Gli ho battuto le mani dal limitare
Quando non l’ho potuto più sopportare.

Mio in parte il torto dev’essere stato.
L’uccelletto non era stonato.

E qualcosa non va, qualcosa manca
In chi vuol far tacere uno che canta.

Robert Frost

Musica Cocteau Twins “Lazy Calm”

 


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mai più lo stesso suono

E nulla suonò…
Non si ascoltò nulla…
Nulla…

Ma il cristallo mai più fece lo stesso suono.

Zitto, amico…
Attenta, amica…
Una sola parola
Puoi perdere tutto per sempre…

Ed è tanto puro il silenzio adesso!

Mario Quintana

http://youtu.be/UxhdYF1IRW0

Musica Massive Attack feat Elizabeth Fraser – “Silent Spring”

 

Immagine

Foto Robert Mapplethorpe