Parole nel Secchio

Attinte dal fondo degli animi


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Ho chiuso gli occhi, sembrava un istante,
in un sonno che non è neppure bastato a riposare le gambe,
così breve da non dar tempo al vortice dei miei pensieri diurni di quietarsi, di adagiarsi.
Così lieve che a fatica lo distinguo dalla veglia.
Ma non ho alcun ricordo, se non del tepore del primo sole di stagione che scaldava le parole che uscivano dalla tua bocca.
Non ho nessuna idea del tempo trascorso, non c’è traccia di te qui attorno. Un’eco lontana della tua voce che non basta a capire dove sei, o a disegnarti il volto.
E guardandomi attorno mi arrendo al tempo trascorso,
qui, dove le scarpe fanno rumore quando cammini.
Qui, dove l’aria che entra della finestra è fastidiosa,
dove le lame quando tagliano fanno male.
Qui dove tu manchi da tanto tempo.

mmp

musica ludovico einaudi – le onde

tifenn python

tifenn python


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legàmi

Il pane e frittata di mia madre..non si batte.

Se al pezzo di pane e frittata ci levi mia madre rimane un banale panino con la frittata ma se a mia madre levi il pezzo di pane e frittata resta..mia madre..

Rocco Papaleo 

 

kate Lehman

                                                       kate Lehman


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*** alturas

Ti descrivo ai miei ricordi:
più di tutto la tua nuca,
il volto è celato tra le mani,
la tua voce in frantumi
dietro una porta parlavi sola
la maniglia rovente 
troppo in alto per una bambina
Ma a volte, quando
quella porta era aperta,
la tua risata volava alta a zittire il mondo.
E respiravo.

mmp – “mamma”

 

musica Inti Illimani – alturas

Immagine

aurore de sousa


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tra l’oratoria inane delle foglie

Percorro il bosco
per il tempo d’un pianto
che non abbia a indebitarsi
con orecchie umane.
E se chiamo mio padre
è perché nel bosco c’è il suo odore
e il nome non disturberà
l’oratoria inane delle foglie.
Poi un capriolo taglia il sentiero
e la sorpresa mozza il pianto.
Il bosco ha dunque pietà di me.
Ha ascoltato la preghiera di mio padre:
“Leniscilo il dolore a questa figlia
regalale un miracolo animato”.

Laura Liberale

Image


foto masao yamamoto


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ripagare

L’altro giorno mentre rimbalzavo lentamente
tra le pareti azzurre di questa stanza,
saltando dalla macchina da scrivere al piano,
dalla libreria a una busta caduta sul pavimento,
mi sono trovato nella sezione S del dizionario
dove i miei occhi sono caduti sulla parola Scoubidou.

Nessun biscotto sgranocchiato da un romanziere francese
avrebbe spedito qualcuno più in fretta nel passato –
un passato dove io stavo seduto a un tavolo in un campeggio
accanto a un profondo lago dell’Adirondack
imparando a intrecciare strisce sottili di plastica
in uno scoubidou, un regalo per mia madre.

Non avevo mai visto nessuno usare uno scoubidou
né indossarne uno, se è a questo che servono,
ma questo non mi trattenne dall’incrociare
filo con filo, e poi di nuovo,
fino a farne uno scoubidou
quadrato, bianco e rosso, per mia madre.

Lei mi diede la vita e il latte dal seno,
io le diedi uno scoubidou.
Si prendeva cura di me, quand’ero a letto ammalato:
mi avvicinava alle labbra cucchiai di medicine,
mi appoggiava alla fronte freddi panni bagnati,
poi mi portava fuori alla luce ariosa;

e mi insegnò a camminare e nuotare,
io in cambio le regalai uno scoubidou.
Ecco qui migliaia di pasti, disse,
ed ecco i vestiti e una buona scuola.
Ed ecco il tuo scoubidou, le risposi,
che ho fatto con l’aiuto dell’istruttore.

Ecco un corpo che respira e un cuore che batte,
gambe, ossa, denti forti,
e due occhi chiari per leggere il mondo, sussurrò.
Ed ecco, dissi, lo scoubidou, che ho fatto in campeggio.
Ed ecco, vorrei dirle ora,
un dono più piccolo – non l’antica verità

che non si può mai ripagare una madre,
ma la triste confessione che quando lei prese
lo scoubidou a due colori dalle mie mani,
ero certo come certo può essere un bambino
che quell’oggetto inutile e senza valore, che avevo intrecciato
per pura noia, bastava per pareggiare i conti.

 

Billy Collins “Lo Scoubidou”

 

musica – Vashti Bunyan / Fever Ray – Here Before

 

Immagine

 

 

 

dipinto nicoletta tomas caravia

 

 

 

 


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Ho chiuso gli occhi, sembrava un istante, 
in un sonno che non è neppure bastato a riposare le gambe, 
così breve da non dar tempo al vortice dei miei pensieri diurni di quietarsi, di adagiarsi. 
Così lieve che a fatica lo distinguo dalla veglia.
Ma non ho alcun ricordo se non del tepore del primo sole di stagione che scaldava le parole che uscivano dalla tua bocca. 
Non ho nessuna idea del tempo trascorso, non c’è traccia di te qui attorno.                                                                                           Un’eco lontana della tua voce che non basta a capire dove sei, o a disegnarti il volto. Sei foto ferma ora.

E guardandomi attorno mi arrendo al tempo trascorso,
qui, dove le scarpe fanno rumore quando cammini.
Qui, dove l’aria che entra dalla finestra è fastidiosa,
dove le lame quando tagliano fanno male.
Qui dove tu manchi da tanto tempo.

mmp

musica neneh cherry – 7 seconds

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shinji nakabori


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L’invisibilità delle madri

Se ho potuto studiare
lo devo a mia madre
che firma con una croce.

Se conosco tutte le città
che stanno in capo al mondo
è stato per mia madre, che non ha mai viaggiato.

Ieri l’ho portata in un caffè
a far due passi
perché quasi non ci vede più niente
– Sedetevi, qua. Cosa volete? Un bignè?

*********

Se mè ò studié
l’è stè par la mi ma,
ch’la fa una cròusa invéci de su nóm.

S’a cnòss tótt al zità
ch’u i è in chèva e’ mònd,
l’è stè par la mi ma, ch’la n’à viazè.

E ir a l’ò purtèda t’un cafè
a fè du pas, ch’la n’ vàid bèla piò lómm.
– Mitéiv disdài. Csa vléiv! Vléiv un bignè?

Tonino Guerra “I sacriféizi”

 
 
 Immagine
 
Nella foto (risalente all’età vittoriana) la madre è resa invisibile da un tappeto che la copre per intero. L’invisibilità delle madri..