Parole nel Secchio

Attinte dal fondo degli animi


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esser l’assenza

In un campo
io sono l’assenza
di campo.
Questo è
sempre opportuno.
Dovunque sono
io sono ciò che manca.

Quando cammino
divido l’aria
e sempre
l’aria si fa avanti
per riempire gli spazi
che il mio corpo occupava.

Tutti abbiamo delle ragioni
per muoverci
io mi muovo
per tenere assieme le cose.

Mark Strand – “Keeping Things Whole”

Música Bon Hiver _ wash

Masao Yamamoto


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nessun potere

All’orecchio del mio cuore disse la volta celeste in segreto:
“Apprendi da me una legge del destino:
se io avessi qualche potere sul mio moto circolare,
avrei liberato me stessa da questa vertigine.”

 

Omar Khayyàm – quartina (Rubʿayyāt) n. 261 della traduzione di Francesco Gabrieli

 

musica Tricky – wait for god

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masao yamamoto


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…e poi le stelle

mi è caduta una stella sulla pancia…

(cit. mio figlio) 

 

Nell’apparire come di cristallo
intermittenza di perseidi _si veglia
custodi delle impronte luminose
nel desiderio che ci sia gentile
il mondo.
In procinto di andare
quale respiro e suono del divino
sperare che si cada come stelle
noi faville
che dentro un corpo opaco
traversiamo la notte
sogni d’eternità bagagli a mano
_l’ignoto dentro e fuori_
ed il pensiero
prova provata d’esistenza ma
d’infiniti ritorni
ridotti all’essenziale
svegliarci all’improvviso
in una scintillanza d’universo

cristina bove

musica cocteau twins – lazy calm

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masao yamamoto


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e dirlo totale

Se dirlo una volta
Ed una soltanto, e ancora
Dire: Sì

E dirlo totale,
Dirlo come se la parola
riempisse l’intero momento
col suo assoluto dirsi.

Dopo i “Ma”
Dopo i “Se”

Ora
Solo La singola sillaba
Quella amata,
Quella che é mondo.

Gregory Orr*

*trad. mmp

musica Madrugada – strange color blue

masao yamamoto

masao yamamoto

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assente giustificato

Però non me lo spiego
questo cielo così lontano
assente distaccato ti sfiora
e non lo senti o non ti sfiora? Non so.

Non me lo spiego questo suo giocare con le nubi
parlarci si parleranno no?
in una lingua tutta loro o non ne avranno bisogno
forse 
così compenetrati stratificati intersecati
fino a perdere confini dettaglio 
non trascurabile, direi.

Proprio non me lo spiego questo mio desiderio
d’appartenergli e possederlo sempre così
umanamente

inappagato – inappagabile. Disgraziato.

 

 

Lucia Piombo (Poetella)

 

musica Erik Satie – 6 gnosiennes

masao yamamoto

                                                                    masao yamamoto

 


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io ti so

Fa’ che non si facci uomo per intero, ma’,
che poi si inficca ne lo stretto del pensiero
e si assepàra dalle zanne e dai peli e
dalle nostre tane di silenzio.
Non dargli voce, ma’, fa’ che non parla
fa’ che non costruisce le città
fa’ che non dà i nomi a tutte cose,
che sennò perde il regno.
Fa’ che i suoi piedi parlano a la terra
e le sue mani a l’aria
e nel sonno fatti maestra ancora
con la tua voce vento
tua musicata voce, ma’.
Fa’ che non s’addimentica il tuo ridere,
tuo fiorire, tuo scorrere, tuo
far notte, tuo corpo stellato e corpo
nuvolato e minerale corpo duro
e vegetale sconosciuto corpo.
E tuo ombroso stare addistesa
tuo gonfiore ne le maree, tuo
cascare con acqua con foglia
tuo salire in ala e in stella
e in fiamma abbruciare.
Sconosciuta ma’, noi ti sappiamo,
tu ci respiri addentro il respiro
tu ci dormi addentro il dormire e ti fai
cibo per noi nutrire ti fai silenzio
per noi morire. Bella, ma’.
Tu sei bella.

Mariangela Gualtieri

 

musica talvin singh – seven notes

 

masao yamamoto

masao yamamoto


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ascoltano

Il poeta legge le poesie ai non vedenti.
Non pensava fosse così difficile.
Gli trema la voce. 
Gli tremano le mani.

Sente che ogni frase
è qui messa alla prova dell’oscurità.
Dovrà cavarsela da sola,
senza luci e colori.

Un’avventura rischiosa
per le stelle dei suoi versi,
e l’aurora, l’arcobaleno, le nuvole, i neon, la luna,
per il pesce finora così argenteo sotto il pelo dell’acqua,
e per lo sparviero, così alto e silenzioso nel cielo.

Legge – perché ormai è troppo tardi per non farlo-
del ragazzo con la giubba gialla in un prato verde,
dei tetti rossi, che puoi contare, nella valle,
dei numeri mobili sulle maglie dei giocatori
e della sconosciuta nuda sulla porta schiusa.

Vorrebbe tacere – benché sia impossibile-
di tutti quei santi sulla volta della cattedrale,
di quel gesto d’addio al finestrino del treno,
di quella lente del microscopio e del guizzo di luce dell’anello
e degli schermi e degli specchi e dell’album dei ritratti.

Ma grande è la cortesia dei non vedenti, 
grande la comprensione e la generosità.
Ascoltano, sorridono e applaudono.

Uno di loro persino si avvicina
con il libro aperto alla rovescia,
chiedendo un autografo che non vedrà.

Wislawa Szymborska

musica Madrugada – Sirens

 

Image

Foto Yamamoto Masao