Parole nel Secchio

Attinte dal fondo degli animi


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so che

sampo kaikkonen

sampo kaikkonen

(…)

3.  So che non vi è vera coerenza senza un’apparente incoerenza. Ogni oggetto si veste di caos. Ogni pensiero, per prendere corpo, deve riservarsi la sua parte di evanescenza.

 

sampo kaikkonen

sampo kaikkonen

 

13.  So che parlare è camminare suun filo con del vuoto a destra e del vuoto a sinistra. So che nulla tiene questo filo ai due lati. So che scrivere è parlare in un tempo immobile.

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sampo kaikkonen

 

16.  Leggere non è necessariamente analizzare, non è necessariamente “comprendere”. Alla piscina non si chiede al nuotatore la composizione dell’acqua, il numero e la disposizione dei bagnanti, o perché tale nuotata sotto tale santo del calendario. Non gli si chiede di descrivere facendo il crawl l’architettura o l’acustica del luogo, o di spiegare un uccello prigioniero sotto le volte, o di scimmiottare al meglio l’attraversata di una foca olimpica. Non gli si chiede d’imparare a memoria le ore di apertura o di rompersi le scatole a fischiare sopra una panca per tutta la durata di un corso sul nuoto a farfalla. No. Non gli si chiede, per finire, prima d’ogni tuffo, di risalire un senso nascosto da lì: dal fondo della piscina. Si lasciano nuotare i nuotatori. Si lasciano nuotare i nuotatori. E le piscine fanno il pieno.

 

Patrick Dubost da Ciò che so

 

musica Cat Power – fool


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questo è un castigo, sì!

 Le parole, come tutte le cose, còlte nella loro finitudine.
Qui iniziano, qui finiscono
per quanto in alto si sollevino –
        io lo so, e questo è il mio castigo,
e non amo mai nulla così tanto
da imprimere in me un marchio
        e calarmi di colpo nella beatitudine.

 

Charles Wright da “Diario della notte”

 

Immagine

 

Foto André Kertész