Parole nel Secchio

Attinte dal fondo degli animi


a ognuno il suo posto di vento

Non basta farsi piuma, capello, quadrifoglio.

E’ necessario un IO un po’ sconvolto
un turpiloquio, tra fegato e esperienza di vita
e poi l’odore, rimasto sulle dita del quasi amore
un fregio, la crosta di una vecchia ferita
tutto il pianto, che da bambino hai fatto da solo
la paura, che vivere a fatica costante sia peggiore
del semplice morire di netto.
No, non bastano la gioia e le carezze dei figlioli
la neve e l’usignolo che va cercando il grano.
Non bastano le gambe tornite dell’amica
desiderarle e mordere l’aria, o un po’ di spago
intorno alla valigia degli ultimi. Non basta
memoria della bocca e degli occhi verdi.
In cima, bisogna essere santi senza vedere Dio
né religione alcuna che scrivere, ed amare
tutti i pioppeti visti da giovane
i cortili, le piccole vetrate dove cuciva Elvira
i gatti con il muso di sbornia, e poi le scale
perennemente all’ombra e nettate con le grida
di bimbi e lavandaie in ritiro.
E poi giacigli, fatti di paglia e frasche piegate
terra all’unghie, e il cuore più pulito dei salici
giù al fosso, quando la primavera li lava
e mette fretta, a tutti quegli apostoli dodici d’amore.
Bisogna avere un posto di vento per ognuno
un bacio pronto a fare giustizia, l’apertura
magnifica e maestosa dell’aquila in planata.
Bisogna conciliarsi alla schiena dell’amata

aprirle delle porte per farla andare altrove
se proprio non ne può fare a meno e ti saluta
col frutto silenzioso del suo appassire
e basta.

massimo botturi – manuale di leggerezza

musica: Shigeru Umebayashi -In the Mood for Love – 

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mirjam appelhof

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