Parole nel Secchio

Attinte dal fondo degli animi


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nessun suono

C’è un silenzio dovuto

e un silenzio taciuto

il silenzio del Cielo su mille speranze

il silenzio dell’acqua su terra spaccata

silenzio d’assenso

silenzio d’assenza

silenzio di uccelli, prima della tempesta

silenzio di umano, poi il primo vagito

silenzio colpevole

silenzio di morte

silenzio in risposta ad ogni domanda

silenzio che ignora, uccide, divora

silenzio che grida altri mille silenzi

silenzio di cuore

silenzio di tomba

mmp – nessun suono

 

musica simeon ten holt – canto ostinato

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t. dylan moore


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a saperlo…

Per la strada passava un silenzio

che pareva persona
quasi l’avessi davanti muta
costante come un’ombra
proiettata soltanto un po’ distante
che poteva avere braccia ovviamente taciturne
ma danzanti nel procedere
________ sulle commessure di selci
e avanzi d’aria

lo fermai con le mani a croce
interrogai le parti sagomate di scuro
parallele al cuore
non scuoteva nemmeno la polvere
se avessi
fatto attenzione
avrei dovuto apprendere il suo dire
________ disegno sillabato in nerofumo
contenitore di mestizia

a saperlo, il silenzio
poteva essere tenuto buono
serbato per i giorni di schiamazzo
legato sui gradini di casa
perché stesse di guardia
alla parola

 

Cristina Bove – “fitto da poterlo tagliare”

 

Portishead – Glorybox

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dipinto Léon Spilliaert


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ascoltare il canto

Nascondere tacere celare
sentimenti sogni
Nel fondo lasciare che sorgano tramontino
come chiare stelle della notte:
osservare ammirare tacere.

Un cuore come potrà dire
Un altro capire
capire di che vivi.
Pensiero espresso è già menzogna,
fonte sommossa è già intorbidita.
Gustarne e tacere.

In se stesso solo vivere
un mondo intero
pensieri magici misteriosi:
i rumori di fuori assordano
i raggi del giorno accecano.
Ascoltare il canto e tacere.

Fëdor Ivanovič Tjutčev,    “Silentium”

 
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Foto: Maria Bowling

 
 
 


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il silenzio di clarice

Molti desiderano mettersi in mostra. Senza sapere come ciò limiti la vita. Il mio modesto essere in mostra ferisce il mio pudore. 
Oltre a far sì che ciò che vorrei dire già non posso più dirlo. L’anonimato è soave come un sogno. Ho bisogno di questo sogno. Inoltre non vorrei più scrivere. Sto scrivendo ora perché ho bisogno di denaro. Vorrei stare zitta. 
Ci sono cose che non ho mai scritto, e morirò senza scriverle. Queste per nessun prezzo. 
C’è un grande silenzio dentro di me. 
E questo silenzio è stata la fonte delle mie parole. 
E dal silenzio è arrivato ciò che più di ogni altra cosa è prezioso: 
il proprio silenzio.

Clarice Lispector 10 febbraio 1968

 

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