Parole nel Secchio

Attinte dal fondo degli animi


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nessun suono

C’è un silenzio dovuto

e un silenzio taciuto

il silenzio del Cielo su mille speranze

il silenzio dell’acqua su terra spaccata

silenzio d’assenso

silenzio d’assenza

silenzio di uccelli, prima della tempesta

silenzio di umano, poi il primo vagito

silenzio colpevole

silenzio di morte

silenzio in risposta ad ogni domanda

silenzio che ignora, uccide, divora

silenzio che grida altri mille silenzi

silenzio di cuore

silenzio di tomba

mmp – nessun suono

 

musica simeon ten holt – canto ostinato

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t. dylan moore

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14 commenti

accasarsi

Senza immagine Dio vaga in paradiso
ma preferirebbe fumarsi un sigaro
o mangiarsi le unghie, e così via.

Dio è il proprietario del paradiso
ma agogna la terra, le grotticelle
assonnate della terra, l’uccellino
alla finestra di cucina, perfino
gli assassini in fila come sedie scassate,
perfino gli scrittori che si scavano
l’anima col martello pneumatico,
o gli ambulanti che vendono i loro
animaletti per soldi, anche i loro
bambini che annusano la musica
e la fattoria bianca come un osso,
seduta in braccio al suo granturco e anche
la statua che ostenta la sua vedovanza,
e perfino la scolaresca in riva all’oceano.
Ma soprattutto invidia i corpi, Lui che non l’ha.

Gli occhi apri-e-chiudi come una serratura
che registrano migliaia di ricordi,
e il cranio che include l’anguilla cervello
– tavoletta cerata del mondo –
le ossa e le giunture che si giungono
e si disgiungono – e c’è il trucco -, i genitali,
zavorra dell’eterno, e il cuore, certo,
che ingoia le maree rendendole monde.

Lui non invidia più di tanto l’anima.
Lui è tutto anima, ma vorrebbe accasarla
in un corpo e scendere quaggiù per farle
fare un bagno ogni tanto.