Parole nel Secchio

Attinte dal fondo degli animi


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di verande e d’attese e giorni disuguali e stelle

Oltre il vetro ancora una finestra,

Doppia soglia tra me e le gru a mezz’aria

E gridi di operai nel pomeriggio.

 

Sette piante crescono in veranda,

Ciascuna sta a un patto diverso,

Luce propria ad ogni grado del sole.

 

Si chiude l’arco delle ultime ore,

S’apre il pensiero. Oltre i vasi

Al davanzale si ascoltano rumori

 

Di cucina, voci piccole,

Guinzagli sul viale,

Resistono le piante.

 

Ma gioco di parte, e so l’amaro

Dei giorni disuguali, e quanto

Sia amaro anche un ritorno troppo amato;

 

Mentre cerco alla parole un’altra casa,

Più fragile e più vera,

Non ho quell’accordo, quell’attesa

 

Sicura.

Roberto Deidier – ‘la veranda’

musica Dead Can Dance – song of the stars (PINA VERSION)

andré kertész

andré kertész

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arberi e scialletti

Cor venticello che scartoccia l’arberi
entra una foja in cammera da letto.
È l’inverno che ariva e, come ar solito,
quanno passa de qua, lascia un bijetto.
Jole, infatti, me dice: “Stammatina
me vojo mette quarche cosa addosso;
nun hai sentito ch’aria frizzantina?”
E cava fôri lo scialletto rosso,
che sta riposto fra la naftalina.
“M’hai conosciuto proprio co’ ’sto scialle:
te ricordi?” me chiede: e, mentre parla,
se l’intorcina stretto su le spalle.
“S’è conservato sempre d’un colore:
nun c’è nemmeno l’ombra d’una tarla!
Bisognerebbe ritrovà un sistema,
pe’ conservà così pure l’amore…”
E Jole ride, fa l’indiferente:
ma se sente la voce che je trema.

Trilussa – ‘lo scialletto’

sentite qui come la fa volare Poetella!!!

musica johnny marr – the messenger

chris rush gesso su lavagna

chris rush
gesso su lavagna


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are you in the right skin?

Talor, mentre cammino per le strade
della città tumultuosa solo,
mi dimentico il mio destino d’essere
uomo tra gli altri, e, come smemorato,
anzi tratto fuor di me stesso, guardo
la gente con aperti estranei occhi.

M’occupa allora un puerile, un vago
senso di soff erenza e d’ansietà
come per mano che mi opprima il cuore.
Fronti calve di vecchi, inconsapevoli
occhi di bimbi, facce consuete
di nati a faticare e a riprodursi,
facce volpine stupide beate,
facce ambigue di preti, pitturate
facce di meretrici, entro il cervello
mi s’imprimono dolorosamente.
E conosco l’inganno pel qual vivono,
il dolore che mise quella piega
sul loro labbro, le speranze sempre
deluse
e l’inutilità della loro vita
amara e il lor destino ultimo, il buio.

Ché ciascuno di loro porta seco
la condanna d’esistere: ma vanno
dimentichi di ciò e di tutto, ognuno
occupato dall’attimo che passa,
distratto dal suo vizio prediletto.

Provo un disagio simile a chi veda
inseguire farfalle lungo l’orlo
d’un precipizio, od una compagnia
di strani condannati sorridenti.
E se poco ciò dura, io veramente
in quell’attimo dentro m’impauro
a vedere che gli uomini son tanti.
Camillo Sbarbaro
Pianissimo
Talor, mentre cammino per le strade
in L’opera in versi e in prosa,
a cura di G. Lagorio e V. Scheiwiller,
Garzanti, Milano, 1985

musica Morrissey – Earth is the loneliest planet

tifenn python

tifenn python