Parole nel Secchio

Attinte dal fondo degli animi


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rovesciarmi

Non cercarmi oggi
non reclamarmi
non saprei dire che non ci sono
è troppa la sete
che ho bisogno di placare.
Mi occorre ricrearmi.
Questo mestiere di vivere
rovesciato del tutto
verso fuori,
in avanti,
a momenti
parrebbe che mi vuoti
che mi dissangui.
Mi occorre ricrearmi.
Mi occorre essere io,
io quell’altro
e quell’altro ancora
ad ogni momento.
Devo imparare a vivere
senza scordare me stesso.
Non cercarmi oggi.
Sono in ripiego.
Sono in ripiego,
ma impegnato
molto impegnato premeditando un salto.
Non voglio restare indietro,
voglio stare davanti,
voglio tornare al mondo
prima che nasca il giorno,
quando palpiti ancora
nella rugiada
l’intensità dell’alba.
Non cercarmi oggi.
Non reclamarmi.
Non saprei dire che non ci sono,
ho bisogno di rovesciarmi
sulla mia propria urgenza.


Egidio Molinas Leiva

 

musica Pygmy Lush – It’s A Good Day To Hide

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slama vojtech

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dati alla luce

questa è la sera dove il buio
non mi inghiotte, perché è fuori
– non più dentro –

questa la sera per viaggiare nel tempo
non il mio, perché è antenato
– non più qui –

questo è il nero per distinguer le stelle
non le nuove, perché già c’erano
– non più nascoste –

questo il nero per veder le strade
non le mie, perché disegnate per tutti
– non più cercate –

non più corpo, né materia
non lontano, né vicino
niente gioia, né tristezza

sicura d’essere sulla strada buona
procedo
sarò anch’io stella nel tempo

 

mmp – ‘siamo già luce’

musica Lamb – wise enough

 

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amy friend


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disordine di fondo

Bello, bello, bello mondo, bello ridere di
mondo in luce mattutina in
colorazione di mondo con stagioni e
popolazione e animali. Bello mondo
questo ricordo, questo io lo ricordo
bello, molto bello mondo, con cielo
diurno e notturno, con facce che
mi piacevano e musi e zampe e
vegetazione che mi sospirava e mi
sospirava leggera leggera, tirando
via chili e scarponi interiori che mi
infangavano, tirando via ferri da stiro
che mi portavo nel petto, e gran pulitura
di dentro. Bello, questo io lo ricordo
bello.
Io ho avuto soccorso a volte da
una piccola foglia, da un frutto così
ben fatto che dava sollievo a mio
disordine di fondo. Sì sì.

Mariangela Gualtieri

da Fuoco centrale e altre poesie per il teatro 

musica Talvin Singh – butterfly

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mirjam appelhof  – be quiet de wind is telling stories


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attesero

Rubate ciò che vi è stato rubato,
prendetevi finalmente quel che è vostro, gridava,
intirizzito, la giacca gli andava stretta,
i suoi capelli guizzavano sotto le gru
e lui gridava: io sono uno di voi,
cosa state ancora ad aspettare?
Adesso è ora, sfondate le barriere,
gettate la gentaglia a mare,
comprese le valigie, i cani, i lacché,
le donne anch’esse e persino i bambini,
con violenza, coi coltelli, con le nude mani!
E mostrava loro il coltello,
mostrava loro la nuda mano.
Ma quelli della terza classe,
emigranti tutti, stavano lì fermi
nell’oscurità, si toglievano tranquillamente
il berretto e restavano ad ascoltarlo.

Ma quando vi deciderete a prendere vendetta,
se non vi muovete subito?
O forse non siete capaci di vedere del sangue
che non sia quello dei vostri figli e il vostro?
E si graffiava il viso
e si feriva le mani
e mostrava loro il suo sangue.

Ma quelli della terza classe
lo ascoltavano e tacevano.
Non perché non parlasse lituano
non parlava lituano;
non perché fossero ubriachi
le loro antiquate bottiglie,
avvolte in panni grossolani,
erano state da tempo scolate;
non perché avessero fame
avevano anche fame

non era per via di tutto ciò.
Non era così facile da spiegare.
Capivano, certo, quel che diceva,
ma non capivano lui.
Le sue parole non erano le loro.
Erano rosi da paure diverse
dalle sue, e da altre speranze.
Rimasero lì in piedi, pazienti,
con i loro zaini, i loro rosari,
i loro bambini rachitici,
dietro alle barriere, gli fecero largo,
lo ascoltavano, rispettosamente,
e attesero, finché non affondarono.

 

Hans Magnus Enzensberger

musica Felt featuring Liz Fraser – primitive painters

 

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victor schrager


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nessun potere

All’orecchio del mio cuore disse la volta celeste in segreto:
“Apprendi da me una legge del destino:
se io avessi qualche potere sul mio moto circolare,
avrei liberato me stessa da questa vertigine.”

 

Omar Khayyàm – quartina (Rubʿayyāt) n. 261 della traduzione di Francesco Gabrieli

 

musica Tricky – wait for god

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masao yamamoto


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m’abbia il tutto

Lo spazio?
–  Il mio cuore
    Vi muore
    Senza tracce…

In verità, dall’alto delle terrazze,
        Tutto è davvero senza cuore.

La donna?
– Ne esco,
   La morte
   Nell’anima…

In verità, meglio si cade assieme in deliquio
        E meno s’è di accordo.

Il sogno?
– Va bene
   Quando
   Finisce…

In verità, la Vita è troppo breve,
        E lungo il Sogno.

Che fare
Allora
Del corpo
Che gestiamo?

In verità, o anni miei, che fare
        Di questo ricco corpo?

              Questo,
              Quello,
              Di qui,
              Di là…

        In verità, in verità, ecco qua.
E per il resto, m’abbia il Tutto in sua balia.

 

 

Jules Laforgue – “Penultima parola”
(traduzione di Enrico Guaraldo)

musica the white birch – breathe

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yamamoto masao


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…e poi le stelle

mi è caduta una stella sulla pancia…

(cit. mio figlio) 

 

Nell’apparire come di cristallo
intermittenza di perseidi _si veglia
custodi delle impronte luminose
nel desiderio che ci sia gentile
il mondo.
In procinto di andare
quale respiro e suono del divino
sperare che si cada come stelle
noi faville
che dentro un corpo opaco
traversiamo la notte
sogni d’eternità bagagli a mano
_l’ignoto dentro e fuori_
ed il pensiero
prova provata d’esistenza ma
d’infiniti ritorni
ridotti all’essenziale
svegliarci all’improvviso
in una scintillanza d’universo

cristina bove

musica cocteau twins – lazy calm

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masao yamamoto